Ti racconto chi era: La vita di Carlos Monzon

C'è qualcosa di magnificamente tragico nella storia di molti eroi della boxe. Le loro vite sembrano somigliarsi tutte, fatte di povertà, poca scuola e molto carcere minorile, la palestra, il ring, l'ascesa al titolo e la fragorosa caduta. Ma la frizione tra il dolce del successo e l'amaro del destino ineluttabile ha per ognuno un retrogusto tanto diverso da risultare ogni volta nuovo, in bocca. Non sfugge a questa dinamica neanche la vita di Carlos Monzon, anzi se possibile la sua storia la alimenta e l'amplifica.

Carlos Monzon, soprannominato "El Cholo", nasce a San Javier, in Argentina. Ottavo di 14 fratelli. non è difficile immaginare che a casa Monzon mettere in tavola la minestra per tutti era una sfida quotidiana, così anche il piccolo Carlos deve dare il suo contributo al menage familiare, facendo piccolo lavori come ad esempio il lustrascarpe. Quando con tutta la famiglia si trasferisce a Santa Fe, Carlos si ammala di tifo e sembra destinato a una morte prematura. Invece per la prima volta nella sua vita vince un incontro e guarisce completamente. All'età di 15 anni conosce l'uomo che che lo avvia al pugilato, Amilcar Brusa, che resterà al suo fianco per tutta la carriera. Nel 1963 diventa professionista, diviene campione del Sud America, ma la sua boxe definita "chirurgica" non esalta il pubblico, così la sua carriera non decolla. La svolta arriva quando, praticamente da perfetto sconosciuto e contro tutti pronostici, il 7 novembre 1970 Monzon stende Benvenuti alla dodicesima ripresa diventando così il nuovo campione del mondo dei pesi medi. Monzon difenderà il titolo per altre 14 volte, compresa la rivincita con Benvenuti, chiudendo la carriera nel 1977

Quando il sipario sulla sua carriera si chiude, il destino tragico che aveva apparentemente eluso grazie alla boxe lo attende come fosse una madre sciagurata da cui dover tornare. Per personaggi come lui è una sentenza scritta probabilmente alla nascita, che aspetta pazientemente di compiersi, adagiato sulla riva del tempo che scorre. Così accade che Carlos è più volte protagonista di episodi violenti nei confronti delle sue compagne, che portano sul viso, nei casi più fortunati, i segni di un uomo probabilmente incapace di esprimersi in altro modo. L'ultima, Alicia Muniz, diviene il suo agnello sacrificale il 14 febbraio 1988, quando a seguito dell'ennesimo litigio viene strangolata dall'ex campione. Viene condannato a 18 anni di carcere, pena poi ridotta a 11 ottenendo in seguito la libertà vigilata per buona condotta, anche grazie all'aiuto di amicizie influenti come quella con Alain Delon. L'ultimo capitolo del suo romanzo Monzon lo scrive l'8 gennaio 1995, quando facendo ritorno in carcere dopo una battuta di caccia perde la vita. La definitiva discesa agli inferi di una leggenda che divenuto uomo, non ha sopportato il peso di essere nulla.