Alle origini del calcio femminile: i segreti delle Dick Kerr's ladies.

Ci sono alcune storie dello sport che vengo tramandate ostinatamente, ad imperitura memoria e ogni volta che il testimone passa da un narratore a quello successivo, il racconto anziché accusare i segni del tempo acquisisce lucentezza, rotondità, bellezza. Come dei moderni Omero, tramandiamo una storia vera servita in un impasto di leggenda, che diviene immaginifica nella memoria di chi c’era, ma soprattutto di chi non c’era. Altre finiscono invece nei cassetti delle storie di tutti i giorni, quelle che lasciamo lì dove sono, forse perché banali o forse perché crediamo stupidamente che non possano interessare a nessuno. Frammenti di ricordi che ormai abbiamo scordato.

Per esempio: alzi la mano chi ha mai sentito parlare delle Dick Kerr's Ladies, secondo alcuni la squadra femminile più forte di sempre. Ecco, quella della Dick Kerr è una storia tanto affascinante quanto dimenticata. Infatti la home page del loro sito ufficiale, esistente ancora oggi nonostante il club abbia cessato l'attività nel 1965, recita "Il segreto meglio nascosto del mondo calcio”. Ed è vero. Oggi proveremo a svelare questo segreto, anche se purtroppo non tutti i particolari delle mirabili imprese di queste pioniere, che rappresentano l’altra metà della palla a esagoni, è sopravvissuto e ha raggiunto i giorni nostri.

Ora, non sappiamo se sia stata davvero la squadra femminile migliore di sempre, oppure l’equivalente calcistico degli Harlem Globetrotters, come sostengono altri, ovvero nient’altro che una attrazione. C’è da dire a questo proposito, che di pubblico ne hanno certamente attratto tantissimo. E in tutto il mondo, come vedremo. In fondo cosa importa se siano state l’una o l’altra cosa. Stiamo ancora discutendo se Maradona sia stato megl’e Pelè, figuriamoci sei sia possibile stabilire se ci siano state ragazze più abili nell’arte del ricamo pedestre al pallone. Quello che è certo è che questa storia va raccontata.

All’inizio del Novecento, nella città di Preston, in Inghilterra (e dove sennò) vi è una fabbrica che produce materiale rotabile destinato alla elettrificazione delle ferrovie: è la Dick Kerr Company. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, viene convertita a fabbrica di munizioni a supporto dello sforzo bellico e, gli operai, partiti per il fronte, vengono sostituiti alla catena di montaggio dalle loro madri, sorelle, figlie, moglie e fidanzate.

Alla Dick Kerr lavorano anche degli uomini, troppo giovani per sparare proiettili al fronte ma non abbastanza per sottrarsi alle fatiche del lavoro in fabbrica. Nel dopolavoro, giocano a calcio sfidando gli operai di altre factory, rimediando però solo pessime figure. Nell’ottobre del 1917, le ragazze sfidano i colleghi uomini in una vera partita. Quello è il giorno in cui le Dick Kerr’s ladies giocano e vincono il loro primo match, anche se non ufficiale.

Le settimana passano il Natale si approssima. La direttrice dell’ospedale militare di Moor Park, si reca un giorno alla Dick Kerr per chiedere alle lavoratrici di prendere parte a un concerto di beneficienza, il cui ricavato sarebbe stato devoluto ai soldati feriti al fronte. Ma le ragazze hanno una idea migliore: una partita di calcio. Il 25 dicembre 1917, davanti a 10.000 spettatori, nello stadio del Preston End, scendono in campo con una maglia a strisce bianconere, calzoncini blu e baschetto, come si usava all’epoca.

Affrontarono l’Arundel Coulthard, per quella che con tutta probabilità è stata la prima partita ufficiale di sempre a livello femminile. Vittoria per 4-0 e inizio della loro favola. Raccolgono l’equivalente odierno di 50.000 euro grazie all’incasso di quella partita. Il successo di pubblico è talmente travolgente l'incasso al botteghino così rilevante, che sull’onda emotiva nascono in tutta Inghilterra altre compagini, che nella maggior parte dei casi seguono le stesse orme: operaie che si dilettano nel gioco del calcio per beneficienza.

Nel frattempo la guerra è terminata. La fama delle Dick Kerr’s ladies oltrepassa i confini del Regno Unito e dilaga in tutta Europa. Nel 1920 Alice Milliat, la fondatrice della Fédération des Sociétés Feminines Sportives de France, chiede ed ottiene che le ragazze di Preston affrontino in una serie di incontri una selezione delle migliori giocatrici francesi, una sorta di nazionale di calcio. Furono quattro le sfide, giocate tutte in Inghilterra: si presume siano state le state le prime a livello internazionale in ambito femminile.

Enorme scalpore fece l’ultima partita della serie, giocata a Stamford Bridge, non solo perché la Dick Kerr perse per 2-1 (saranno soltanto 24 le sconfitte totali a fronte di oltre 800 incontri disputati) giocando tutta la partita in dieci, ma anche e soprattutto per il bacio che si scambiarono al fischio finale le due capitane, Alice Kell e Madeline Bracquemond. Operaie forse, ma non certo sprovvedute: era evidente avessero consapevolezza del peso politico e sociale che stavano acquisendo e quanto simbolico potesse essere quel gesto.

La sconfitta non incrinò, anzi accrebbe la loro popolarità. Le cronache dell’epoca raccontano che nelle settimane successive superarono il ST Helens per 4-0 davanti 53.000 paganti, con altre 14.000 persone rimaste fuori dai cancelli di Goodison Park. Ecco forse questo è uno di quei momenti in cui la realtà si interseca col mito: non so come potessero stabilire all'epoca che ci fossero altre 14000 persone fuori dai cancelli, comunque è bello pensare che fossero davvero così tanti. In seguito sconfissero una selezione denominata Resto d’Inghilterra per 9-1, ad Anfield. Poi tornarono a giocare contro la selezione francese, questa volta a Parigi, pareggiando 1-1

Occorre dire che anche se la squadra nacque un po’ per caso, presto il progetto divenne una cosa serissima per l’amministratore della fabbrica, Alfred Frankland. Un po’ come farà il proprietario del Milan Silvio Berlusconi circa settanta anni più tardi, quando scorge tra le fila avversarie elementi validi, li ingaggiava. Un po' per rinforzare la sua squadra, un po' per indebolire le avversarie.

Offriva loro un lavoro in fabbrica, ferie pagate (erano gli anni Venti, ricordiamolo) e un rimborso spese. Alice Norris, per esempio, iniziò a lavorare presso la Dick Kerr nel 1919, all’età di 14 anni, rimanendovi fino al 1965.  Dirà "C'era uno spirito amichevole nel club", ha ricordato. “Non ho mai assistito a litigi, è stato un privilegio giocare per loro”.

Intanto ai signori uomini comincia a tremare la terra sotto i piedi: dopo aver beneficiato delle loro gesta nel corso primo conflitto mondiale, il 5 dicembre 1921 la FA, la federazione inglese di calcio, vieta incredibilmente alle donne di giocare a calcio. Assoldando medici compiacenti, cercarono di dimostrare come il football fosse uno sport troppo pericoloso per la salute del gentil sesso. Meschino inoltre, non saprei definire altrimenti, anche il tentativo di mettere in discussione la legittimità dei fondi raccolti, che continuavano ad essere devoluti in beneficienza.

Le Dick Kerr’s ladies comunque non si persero d’animo. Nel settembre del 1922 partirono alla volta del Canada per una tourné oltreoceano. Ma una volta scese dal piroscafo appresero che, su pressioni della FA, gli incontri in programma erano stati cancellati. Ripiegarono quindi negli Stati uniti, dove disputarono nove partite facendo registrare tre vittorie, tre pareggi e tre sconfitte. Penserete che abbiano trovato finalmente pane per il loro denti, ma è vero l’esatto contrario: gli avversari erano uomini! Il portiere Pete Larson affermò “Eravamo campioni nazionali, ma dovemmo lottare duramente per batterle”.

Tornate in patria, trovarono un clima ancora più ostile rispetto a quando erano partite. Inspiegabilmente cominciarono ad essere molto osteggiate ai piani alti della loro fabbrica. I dirigenti non vollero più saperne di finanziare gli exploit sportivi delle loro lavoratici. Il responsabile della squadra, Alfred Frankland, venne defenestrato nel 1926, così i destini di giocatrici e operaie si separarono. Frankland si portò dietro tutte le sue ragazze, cambiò il nome della società in Preston ladies e non ebbe più niente a che fare con la Dick Kerr. Per tutti però continuarono a essere celebri con la denominazione originale.

La magia purtroppo svanì. Senza una proprietà forte, fu difficile trovare i soldi per finanziare la squadra. Pensate che Frankland, perso il suo impiego alla Dick Kerr, aprì un negozio di frutta e verdura. Continuarono però a giocare, non più in giro per il mondo ma prevalentemente a livello locale, senza mai mettersi in tasca un incasso. Quando nel 1957 Alfred morì, quello fu l’inizio del definitivo, inevitabile declino. Nel 1965 non riuscendo più a reclutare giocatrici, la favola delle ex operaie di Preston vide la parola fine in calce. Soltanto quattro anni più tardi, nel 1969, la FA rimosse il veto alla disputa di un campionato di calcio femminile. Una beffa colossale.

Dopo essere rimaste nell’oblio per molto tempo, all’inizio degli anni Novanta, figlie e nipoti di queste eroiche interpreti di un calcio ancora ai suoi albori, con la collaborazione preziosa di qualche "superstite", iniziarono a ricomporre il puzzle, ognuna frugando nei propri cassetti, cantine e solai, trovandovi di tutto: divise, fotografie, ritagli di giornali e cimeli vari. Nel 2017, a più di cinquant’anni dallo scioglimento del club, si è tenuta una giornata celebrativa nel centenario del primo incontro disputato. Oggi c’è un sito internet ufficiale dedicato alle Dick Kerr’s Ladies, curato dalla scrittrice e giornalista Gail Newsham, autrice del libro In a League of Their Own! La storia ufficiale del Dick Kerr’s ladies FC, uscito nel 1991. Gail scriverà, tra le altre cose “Tutto quello che succederà nel futuro del calcio femminile, le Dick Kerr lo avranno già fatto”. Ci potrebbe essere chiosa migliore?

Fonti